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Save Our Ocean - Il Santuario Pelagos


Vivendo in Italia si sente spesso parlare del Santuario Pelagos, soprattutto quando succede qualche incidente navale. Quest'area marina protetta ha infatti la "sfortuna" di essere collocata tra alcuni dei più grandi porti italiani, francesi e monegaschi e di essere quindi costantemente a rischio.
Ma perché il Santuario Pelagos, il cui nome intero è Santuario Pelagos per la protezione dei mammiferi marini nel Mediterraneo, è così importante al punto di essere classificato come ASPIM (Area Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneo)?

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collocazione geografica del Santuario Pelagos

Con il termine Santuario Pelagos ci si riferisce ad una zona marina di 87.500 km quadrati che si estende nel bacino corso-ligure-provenzale, da Punta Escampobariou (vicino a Tolone) a Capo Falcone e Capo Ferro (Sardegna), fino al Fosso Chiarone (confine tra Toscana e Lazio). E' un ecosistema di grandi dimensioni che comprende sia territorio costiero che alto mare e presenta un notevole interesse scientifico, socio-economico, culturale e educativo.
Il Santuario Pelagos si differenzia infatti dal resto del Mediterraneo per una maggiore produttività causata da una varietà di meccanismi di fertilizzazione che aumentano il livello di produzione primaria. Questo ha portato ad esistere al suo interno, secondo una recente stima, circa 8500 specie di animali microscopici. In pratica tra il 4% e il 18% delle specie marine mondiali a fronte del fatto che il Mediterraneo copre solo lo 0,32% del volume degli oceani del mondo. Questa biodiversità è notevole soprattutto per quanto riguarda i mammiferi marini (in particolare i cetacei).

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imbarcazione intenta a effettuare whale watching

Tutto inizia nel 1986 quando il neo-fondato Istituto Tethys, SOS Grand Bleu, Greenpeace e vari amministratori locali denunciano l'utilizzo di reti pelagiche derivanti e le catture accidentali di cetacei nel bacino corso-ligure. Nel 1990 il Governo Italiano istituisce una zona di tutela biologica nell'area così da vietare luso di reti pelagiche derivanti. Un anno dopo, grazie al lavoro dell'Istituto Tethys, dell'Associazione Europea Rotary per l'Ambiente, del WWF Mediterraneo e altre associazione, viene presentato il Progetto Pelagos.
La constatazione della mortalità dei cetacei richiama l'attenzione degli esperti e dell'opinione pubblica, così nel 1992 le autorità di Francia, Italia e Monaco annunciano la creazione di un Santuario Mediterraneo dei Mammiferi Marini. L'accordo, che intende mantenere uno stato di conservazione favorevole alle popolazioni di mammiferi marini e prevede l'attuazione della vigilanza sulle popolazioni di cetacei, il rafforzamento dell'applicazione delle leggi vigenti relative a determinate attività di pesca e alla riduzione dell'inquinamento, la regolamentazione dell'osservazione dei cetacei a fini turistici e il miglioramento della diffusione di informazioni presso il pubblico, viene firmato dai rispettivi Ministeri dell'Ambiente nel 1999 e nel 2002 entra finalmente in vigore, sancendo a tutti gli effetti la nascita del Santuario pelagos.

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Tra le numerose specie che vivono nel Santuario Pelagos, dodici appartengono alla categoria dei mammiferi marini: balenottera comune, capodoglio, delfino comune, tursiope, stenella striata, globicefalo, grampo, zifio, balenottera minore, steno, orca e pseudorca. Nel 1992 un censimento operato dall'Istituto Tethys, da Greenpeace e dall'Università di Barcellona stimò la presenza nel periodo estivo di circa 32.800 stenelle e 830 balenottere comuni.
Nel 2008 però, un nuovo rapporto di Greenpeace, ha documentato un drammatico calo delle popolazioni di cetacei presenti, con solo un quarto delle balenottere e meno della metà delle stenelle rilevate in precedenza. Questo è dovuto ad un'inadeguatezza delle misure di tutela messe in atto contro le numerose minacce presenti nel Santuario Pelagos, sia dirette (collisioni, catture accidentali, inquinamento acustico subacqueo) che indirette (inquinamento chimico, emissione dei gas a effetto serra).


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Tags: Made In Italy, Save Our Ocean, Onlus, santuari marini, Pelagos, Greenpeace


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